Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura

Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura
Istituto  Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo
FIRENZE

Sezione di Genesi, classificazione e cartografia e del Suolo

 Pubblicazioni

Progetto Incremento produzione Tartuficola

Effetti del rimboschimento in zone aride della Sardegna

  • Valutazione degli effetti del rimboschimento in zone aride della Sardegna. Inquadramento climatico delle aree sperimentali.
    (L. Bianchi, G. Calamini, E. Gregori, G.Zorn )


Impiego di indici di stress climatico per la caratterizzazione delle condizioni adatte alla fruttificazione dei tartufi.
(E. Gregori, L. Sani, M. Finoia, C. Meli, G. Zorn)

Una serie di indici climatici atti a saggiare la presenza di condizioni di stress termico e di aridità è stata calcolata per una zona ad elevata vocazione produttiva di carpofori di diverse specie di Tuber della provincia di Pesaro-Urbino. Il data set climatico è stato costituito con i dati meteorologici giornalieri di 9 stazioni termo-pluviometriche e di 12 solo pluviometriche del periodo 1965-1992. Gli indici termici saggiati evidenziano l'assenza di combinazioni critiche di un certo rilievo; solo a Fossombrone si sono verificate condizioni relativamente consistenti di shock da temperature elevate per la vegetazione.
Le risposte fornite dagli indici di stress idrico sono risultate molto omogenee, ma con scarsa capacità di discriminazione nel caso di alcuni indici di aridità applicati all'annata meteorologica media. Le zone adatte alla fruttificazione del tartufo bianco pregiato appaiono caratterizzate da un rapporto fra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale compreso fra 1.2 e 2.0, con un indice MDS medio di Mitrakos per i mesi estivi compreso fra 30 e 60; una dipendenza da condizioni di modesta aridità estiva è confermata anche dall'indice medio di aridità di Thornthwaite.
Tenuto conto dei dati disponibili sulla produzione di tartufi bianco e nero pregiati, sembra plausibile affermare che per garantire livelli produttivi adeguati in impianti tartufigeni coltivati o controllati sia necessario mantenere l'indice MDS estivo rispettivamente al di sotto delle soglie di 50 e 100 mediante interventi irrigui.

 Parole chiave: indici di stress climatico, produzione di tartufi, irrigazione, Marche, Italia Centrale

Pubblicazione completa su: EM Linea Ecologica, XXXVI (3/2004):12-21


Caratterizzazione mesoclimatica di un'area a vocazione tartuficola nelle Marche.
(E. Gregori, L. Sani, M. Finoia, C. Meli)

Viene esposta l'analisi climatica dettagliata di un'area geografica della provincia di Pesaro-Urbino con spiccata vocazione produttiva per diverse specie di Tuber. Il clima generale della zona, definito a partire dai dati di 9 stazioni termo-pluviometriche e di 12 solo pluviometriche è risultato alquanto omogeneo, di tipo temperato, con caratteri di oceanicità per quanto concerne le variazioni di temperatura e di sub-continentalità riguardo alle precipitazioni.
Tutte le classificazioni e gli indici forniscono informazioni sostanzialmente concordi e tendono a dimostrare l'assenza di condizioni critiche di un certo rilievo specialmente in termini di aridità estiva, come già rilevato da diversi Autori per le zone l'Italia Centrale adatte alla fruttificazione di T. magnatum.
Anche l'analisi delle singole annate del venticinquennio considerato evidenzia caratteri climatici relativamente stabili. La classificazione fitoclimatica di Pavari sembra in grado di identificare in maniera adeguata le stazioni che ricadono nella fascia ottimale per i tartufi bianco e nero pregiati, ovvero il Castanetum freddo senza aridità estiva.
 Nelle località inquadrate nella variante secca del Castanetum caldo appaiono molto diffuse condizioni più adatte alle specie termofile e/o xerotolleranti di Tuber (scorzone e bianchetto), in grado di fruttificare anche nelle zone più fresche del Lauretum. Combinazioni riferibili al Fagetum caldo denoterebbero invece situazioni più favorevoli a T. uncinatum.

Parole chiave: tartufi, clima, Marche, Italia Centrale.

Pubblicazione completa su: EM Linea Ecologica, XXXVI (4/2004):35-44


Valutazione degli effetti del rimboschimento in zone aride della Sardegna. Inquadramento climatico delle aree sperimentali.
(L. Bianchi, G. Calamini, E. Gregori, G.Zorn)

Viene esposta l’analisi climatica dettagliata eseguita sui dati di 17 stazioni meteorologiche della Sardegna; da tale informazione sono state estrapolate le condizioni climatiche di tre località oggetto di indagini sull’efficacia dei rimboschimenti nel controllo del processo di desertificazione. In base all’annata media, tutte le stazioni ricadono nel bioclima mediterraneo pluviostagionale oceanico di Rivas-Martinez, con un rapporto fra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale quasi sempre superiore alla soglia di subumidità.

L’analisi della serie storica dei dati evidenzia una tendenza all’aumento della temperatura media annua di quasi mezzo grado per decennio a partire dai primi anni Sessanta ed una parallela diminuzione del totale annuo di precipitazione pari a circa 8 mm l’anno. Tutti gli indici utilizzati per saggiare l’esistenza di stress idrici forniscono informazioni sostanzialmente concordi e separano abbastanza nettamente le stazioni montane dalle due prossime al mare.
 Nel periodo considerato gli indici climatici manifestano una marcata oscillazione interannuale, evidenziando la ricorrenza di annate particolarmente critiche per la vegetazione. Sono stati infine costruiti dei modelli di regressione della temperatura e della piovosità mensili rispetto all’altitudine, attraverso i quali è stato possibile inquadrare climaticamente e con buona approssimazione le tre località di indagine.
Sulla base di  questa valutazione il loro clima risulta abbastanza omogeneo e riferibile alla fascia fitoclimatica di Pavari del Castanetum caldo con siccità estiva e, tenuto conto anche delle caratteristiche edafiche, alle tipologie umide del sistema climatico di Thornthwaite. 

 Parole chiave: inquadramento climatico, modelli di regressione.

Pubblicazione completa su: L’Italia Forestale e Montana, 2003, 5: 389-407.


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