Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura

Centro di ricerca per l'agrobiologia e la Pedologia

CRA-ABP

 

 

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  1.  Valutazione della degradazione del suolo

  • Quantificazione dei processi erosivi.

L'erosione è uno dei principali aspetti di degradazione ambientale per cui per una corretta gestione del territorio non si può prescindere dalla prevenzione di tale fenomeno. La quantificazione di tale fenomeno viene effettuata attraverso metodologie sia tradizionali sia innovative. Tra queste ultime figurano l'adozione di tecnologie elettroniche per la raccolta dati a livello parcellare e monitoraggio elettronico di bacini idrografici. Saranno ulteriormente sviluppati e utilizzati i modelli per la previsione dell'interrimento dei serbatoi artificiali già messi a punto nell'Istituto in questi ultimi anni.

  • Degradazione fisica del suolo

Compattamento, formazione di croste superficiali, formazione di strati compatti lungo il profilo del suolo, ecc. In particolare, la quantificazione dei danni prodotti dal compattamento dovuto al passaggio delle macchine agricole viene effettuata in collaborazione con l'Istituto Sperimentale per la Meccanizzazione Agricola di Roma, al fine di valutare gli effetti sul suolo prodotti da differenti equipaggiamenti delle macchine con l'ausilio di nuove tecniche di analisi di immagine per le misure delle variazioni del sistema dei pori e dei loro riflessi sulle proprietà idrologiche.

  • - Degradazione chimica

Attraverso la valutazione della perdita di nutrienti, delle alterazioni del pH e dell'accumulo di elementi indesiderati. Viene valutata la degradazione chimica dei suoli agrari seguendo le modificazioni causate dalle varie tecniche agronomiche sui principali elementi della fertilità e dall'asportazione dei nutrienti con particolare attenzione all'azoto e fosforo nelle varie forme e alla sostanza organica. La diminuzione del contenuto di sostanza organica nei suoli coltivati è, infatti, uno dei principali fattori che portano alla degradazione del suolo. Nei suoli forestali la degradazione  è vista piuttosto in funzione della ricaduta al suolo delle deposizioni acide e inquinanti che possono alterare la composizione chimica del complesso di scambio e dare origine a movimento e accumulo di metalli.

  • - Degradazione biologica

Gli agroecosistemi sono caratterizzati dall'alto grado dell'intervento antropico (coltivazioni, fertilizzazioni, trattamenti biocidi). Tutto ciò comporta una riduzione della variabilità genetica di cui è necessario conoscere l'entità, particolarmente per la componente edafica suolo. Le metodiche molecolari hanno trovato ampia applicazione, insieme a quelle tradizionali, nello studio delle comunità microbiche del suolo ed ora consentono di analizzare e caratterizzare il polimorfismo genetico all'interno di particolari popolazioni e di utilizzare specifici marcatori per misurare l'effetto "management" sulla microflora del suolo in termini di risorse genetiche e biodiversità. La conservazione della biodiversità, oltre che per motivi etici e morali, è essenziale dato che è stato chiaramente dimostrato che le ragioni economiche, per la conservazione di tutte le specie, sono più ampie di quanto precedentemente considerato.

  1.  Impatto di sistemi colturali a diversi input energetici e chimici sulle qualità del suolo.

Verificare, in diversi pedoambienti, sia la possibilità di individuare sistemi di lavorazione più compatibili con la salvaguardia dell’ambiente suolo sia la possibilità di ridurre gli input chimici (fertilizzanti, erbicidi) senza penalizzare la produzione. Tali studi sono affrontati attraverso indagini multidisciplinari che tengano conto dei vari aspetti del complesso suolo e dei processi che avvengono al suo interno. Dette indagini riguardano la completa caratterizzazione della struttura del terreno mediante le misure della porosità con la combinazione di tecniche micromorfologiche, analisi di immagine e porosimetria a mercurio. Vengono inoltre valutate la stabilità strutturale, il contenuto e i movimenti dell’acqua, il contenuto e i movimenti del fosforo, dell'azoto minerale durante il ciclo colturale e soprattutto nel periodo invernale e la biomassa microbica. Per quanto riguarda gli aspetti agronomici vengono determinati gli input necessari per ogni tipo di lavorazione (tradizionale e innovativa) e per ogni tipo di suolo (consumi, tempi di lavoro, sforzi di trazione per i vari attrezzi, quantità di fertilizzanti, fitofarmaci, ecc.) e sono valutate le risposte produttive dei singoli suoli alle singole agrotecniche. Le indicazioni emerse dalle valutazioni dei suddetti aspetti forniscono un contributo essenziale per la messa a punto di modelli di sistemi colturali a basso impatto ambientale. Per la realizzazione di questo obiettivo l’Istituto si avvale della collaborazione di altri Istituti CRA e di diversi Dipartimenti di Agronomia, fra cui quelli delle Università di Pisa, di Perugia, di Udine, ecc.

  1. Valutazione dei processi di inquinamento del suolo.

L’utilizzazione in agricoltura di biomasse di rifiuto e di scarto quali compost derivanti da residui urbani, effluenti zootecnici (liquami suini in particolare), reflui oleari, ecc. rappresenta una problematica sempre più attuale. La sperimentazione degli ultimi anni ha evidenziato che, generalmente, gli apporti al terreno di questi materiali organici ne migliorano le proprietà fisiche (miglioramento del sistema dei pori, aumento di stabilità strutturale, miglioramento delle proprietà idrologiche, ecc.). Il fattore limitante di queste somministrazioni è però rappresentato dal possibile accumulo, nel lungo termine, di metalli pesanti e sostanze tossiche. Vengono quindi indagate le reali possibilità di utilizzazione di tali materiali in agricoltura valutando, oltre agli effetti sulle proprietà chimiche e fisiche del suolo, i rischi di inquinamento nel breve e lungo termine attraverso la quantificazione del contenuto di tali sostanze inquinanti e dei loro riflessi sulle proprietà biologiche e sui microrganismi del suolo. 

  1. Processi genetici e caratterizzazione dei suoli in relazione alla loro sensibilità e vulnerabilità.

Un aspetto importante per una corretta pianificazione e gestione del territorio è la individuazione di quelle particolarità o specificità dei suoli che influenzano o possono influenzare le attività dell'uomo negli ambienti agricoli e forestali. A tale scopo vengono determinate le relazioni tra la natura dei suoli e l'ambiente, cercando di individuare quelle caratteristiche che rendono le risposte dei suoli stessi agli interventi antropici  diverse dalle attese, con lo scopo di definire qualità del suolo e del territorio quali sensibilità, fragilità, vulnerabilità. Viene quindi studiato l'aspetto evolutivo dei suoli (la genesi) al fine di caratterizzare i processi dominanti e definire quali di questi possono provocare carenze nutritive o effetti nocivi sullo sviluppo delle piante. Per questo, vengono utilizzati, oltre alle normali metodologie di rilevamento, cartografia e classificazione, strumenti operativi informatici che consentono la individuazione degli elementi componenti e la trasposizione sul territorio delle informazioni acquisite  attraverso la creazione di modelli che descrivono i paesaggi agricoli e forestali in base a logiche geografiche (Sistema Informatico Geografico, GIS) ecologiche (Ecologia del paesaggio) o che valutano alcuni aspetti specifici (Sistemi esperti). Tutto questo per favorire una consapevole gestione della risorsa suolo.

  1. Relazione fra qualità del suolo e dell'ambiente e qualità dei prodotti.

Oltre all'aspetto degradativo esiste una positività locale delle risorse che è strettamente connessa alla specificità degli ambienti di origine. La conoscenza delle caratteristiche del suolo che determinano una loro precisa vocazionalità è  uno degli obiettivi  precipui di ricerca. A tale scopo sono stati messi a punto modelli di valutazione delle capacità produttive dei suoli finalizzate all'ottenimento di prodotti di qualità, senza produrre degradazioni irreversibili della risorsa suolo. Poiché il regime idrico e termico è una delle qualità del suolo, vengono messi a punto anche i principali modelli pedoclimatici allo scopo di adattarli il più possibile alle esigenze dei nostri ambienti agrari e forestali.

Aggiornamento del 29/11/2006