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Valutazione
della degradazione del suolo
L'erosione è
uno dei principali aspetti di degradazione ambientale per cui per una
corretta gestione del territorio non si può prescindere dalla prevenzione di
tale fenomeno. La quantificazione di tale fenomeno viene effettuata
attraverso metodologie sia tradizionali sia innovative. Tra queste ultime
figurano l'adozione di tecnologie elettroniche per la raccolta dati a
livello parcellare e monitoraggio elettronico di bacini idrografici. Saranno
ulteriormente sviluppati e utilizzati i modelli per la previsione
dell'interrimento dei serbatoi artificiali già messi a punto nell'Istituto
in questi ultimi anni.
Compattamento,
formazione di croste superficiali, formazione di strati compatti lungo il
profilo del suolo, ecc. In particolare, la quantificazione dei danni
prodotti dal compattamento dovuto al passaggio delle macchine agricole viene
effettuata in collaborazione con l'Istituto Sperimentale per la
Meccanizzazione Agricola di Roma, al fine di valutare gli effetti sul suolo
prodotti da differenti equipaggiamenti delle macchine con l'ausilio di nuove
tecniche di analisi di immagine per le misure delle variazioni del sistema
dei pori e dei loro riflessi sulle proprietà idrologiche.
Attraverso la
valutazione della perdita di nutrienti, delle alterazioni del pH e
dell'accumulo di elementi indesiderati. Viene valutata la degradazione
chimica dei suoli agrari seguendo le modificazioni causate dalle varie
tecniche agronomiche sui principali elementi della fertilità e
dall'asportazione dei nutrienti con particolare attenzione all'azoto e
fosforo nelle varie forme e alla sostanza organica. La diminuzione del
contenuto di sostanza organica nei suoli coltivati è, infatti, uno dei
principali fattori che portano alla degradazione del suolo. Nei suoli
forestali la degradazione è vista piuttosto in funzione della ricaduta al
suolo delle deposizioni acide e inquinanti che possono alterare la
composizione chimica del complesso di scambio e dare origine a movimento e
accumulo di metalli.
Gli
agroecosistemi sono caratterizzati dall'alto grado dell'intervento antropico
(coltivazioni, fertilizzazioni, trattamenti biocidi). Tutto ciò comporta una
riduzione della variabilità genetica di cui è necessario conoscere l'entità,
particolarmente per la componente edafica suolo. Le metodiche molecolari
hanno trovato ampia applicazione, insieme a quelle tradizionali, nello
studio delle comunità microbiche del suolo ed ora consentono di analizzare e
caratterizzare il polimorfismo genetico all'interno di particolari
popolazioni e di utilizzare specifici marcatori per misurare l'effetto
"management" sulla microflora del suolo in termini di risorse genetiche e
biodiversità. La conservazione della biodiversità, oltre che per motivi
etici e morali, è essenziale dato che è stato chiaramente dimostrato che le
ragioni economiche, per la conservazione di tutte le specie, sono più ampie
di quanto precedentemente considerato.
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Impatto di
sistemi colturali a diversi input energetici e chimici sulle qualità del
suolo.
Verificare, in
diversi pedoambienti, sia la possibilità di individuare sistemi di
lavorazione più compatibili con la salvaguardia dell’ambiente suolo sia la
possibilità di ridurre gli input chimici (fertilizzanti, erbicidi) senza
penalizzare la produzione. Tali studi sono affrontati attraverso indagini
multidisciplinari che tengano conto dei vari aspetti del complesso suolo e
dei processi che avvengono al suo interno. Dette indagini riguardano la
completa caratterizzazione della struttura del terreno mediante le misure
della porosità con la combinazione di tecniche micromorfologiche, analisi di
immagine e porosimetria a mercurio. Vengono inoltre valutate la stabilità
strutturale, il contenuto e i movimenti dell’acqua, il contenuto e i
movimenti del fosforo, dell'azoto minerale durante il ciclo colturale e
soprattutto nel periodo invernale e la biomassa microbica. Per quanto
riguarda gli aspetti agronomici vengono determinati gli input necessari per
ogni tipo di lavorazione (tradizionale e innovativa) e per ogni tipo di
suolo (consumi, tempi di lavoro, sforzi di trazione per i vari attrezzi,
quantità di fertilizzanti, fitofarmaci, ecc.) e sono valutate le risposte
produttive dei singoli suoli alle singole agrotecniche. Le indicazioni
emerse dalle valutazioni dei suddetti aspetti forniscono un contributo
essenziale per la messa a punto di modelli di sistemi colturali a basso
impatto ambientale. Per la realizzazione di questo obiettivo l’Istituto si
avvale della collaborazione di altri Istituti CRA e di diversi Dipartimenti
di Agronomia, fra cui quelli delle Università di Pisa, di Perugia, di Udine,
ecc.
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Valutazione dei
processi di inquinamento del suolo.
L’utilizzazione
in agricoltura di biomasse di rifiuto e di scarto quali compost derivanti da
residui urbani, effluenti zootecnici (liquami suini in particolare), reflui
oleari, ecc. rappresenta una problematica sempre più attuale. La
sperimentazione degli ultimi anni ha evidenziato che, generalmente, gli
apporti al terreno di questi materiali organici ne migliorano le proprietà
fisiche (miglioramento del sistema dei pori, aumento di stabilità
strutturale, miglioramento delle proprietà idrologiche, ecc.). Il fattore
limitante di queste somministrazioni è però rappresentato dal possibile
accumulo, nel lungo termine, di metalli pesanti e sostanze tossiche. Vengono
quindi indagate le reali possibilità di utilizzazione di tali materiali in
agricoltura valutando, oltre agli effetti sulle proprietà chimiche e fisiche
del suolo, i rischi di inquinamento nel breve e lungo termine attraverso la
quantificazione del contenuto di tali sostanze inquinanti e dei loro
riflessi sulle proprietà biologiche e sui microrganismi del suolo.
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Processi
genetici e caratterizzazione dei suoli in relazione alla loro sensibilità e
vulnerabilità.
Un aspetto
importante per una corretta pianificazione e gestione del territorio è la
individuazione di quelle particolarità o specificità dei suoli che
influenzano o possono influenzare le attività dell'uomo negli ambienti
agricoli e forestali. A tale scopo vengono determinate le relazioni tra la
natura dei suoli e l'ambiente, cercando di individuare quelle
caratteristiche che rendono le risposte dei suoli stessi agli interventi
antropici diverse dalle attese, con lo scopo di definire qualità del suolo
e del territorio quali sensibilità, fragilità, vulnerabilità. Viene quindi
studiato l'aspetto evolutivo dei suoli (la genesi) al fine di caratterizzare
i processi dominanti e definire quali di questi possono provocare carenze
nutritive o effetti nocivi sullo sviluppo delle piante. Per questo, vengono
utilizzati, oltre alle normali metodologie di rilevamento, cartografia e
classificazione, strumenti operativi informatici che consentono la
individuazione degli elementi componenti e la trasposizione sul territorio
delle informazioni acquisite attraverso la creazione di modelli che
descrivono i paesaggi agricoli e forestali in base a logiche geografiche
(Sistema Informatico Geografico, GIS) ecologiche (Ecologia del paesaggio) o
che valutano alcuni aspetti specifici (Sistemi esperti). Tutto questo per
favorire una consapevole gestione della risorsa suolo.
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Relazione fra
qualità del suolo e dell'ambiente e qualità dei prodotti.
Oltre
all'aspetto degradativo esiste una positività locale delle risorse che è
strettamente connessa alla specificità degli ambienti di origine. La
conoscenza delle caratteristiche del suolo che determinano una loro precisa
vocazionalità è uno degli obiettivi precipui di ricerca. A tale scopo sono
stati messi a punto modelli di valutazione delle capacità produttive dei
suoli finalizzate all'ottenimento di prodotti di qualità, senza produrre
degradazioni irreversibili della risorsa suolo. Poiché il regime idrico e
termico è una delle qualità del suolo, vengono messi a punto anche i
principali modelli pedoclimatici allo scopo di adattarli il più possibile
alle esigenze dei nostri ambienti agrari e forestali.
Aggiornamento del
29/11/2006
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